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Tazio da corsa: alla guida dei propri sogni

Tazio Nuvolari

Nascere e morire, può sembrare strano per certi personaggi che, entrando così fortemente nell’immaginario e nel cuore delle persone, giungono ad impersonificare i nostri sogni, le nostre emozioni e si sa…i sogni non muoiono mai! Casteldario, Mantova: 1892, 16 novembre. Presto al mattino nasce Tazio Giorgio Nuvolari: è figlio di Arturo Nuvolari (possidente agricolo) ed Emma Elisa Zorzi. Il padre Arturo e la zio Giuseppe sono affermati velocipedisti; soprattutto lo zio è pluricampione italiano, buon corridore in gare su pista e di mezzo fondo dietro alle moto. Nascere e morire, può sembrare strano per certi personaggi che, entrando così fortemente nell’immaginario e nel cuore delle persone, giungono ad impersonificare i nostri sogni, le nostre emozioni e si sa…i sogni non muoiono mai! Nascere e morire, può sembrare strano per certi personaggi che, entrando così fortemente nell’immaginario e nel cuore delle persone, giungono ad impersonificare i nostri sogni, le nostre emozioni e si sa…i sogni non muoiono mai! Nel 1912, incontra la donna che diverrà sua moglie: Carolina Perina. Partecipa alla prima Guerra mondiale sull’Isonzo, guidando le autolettighe della Croce Rossa, gli autocarri e le auto degli ufficiali.
Una volta congedato, nel 1917, sposa Carolina a Milano e ivi si stabilisce; l’anno dopo nasce il primo figlio: Giorgio. Una volta congedato, nel 1917, sposa Carolina a Milano e ivi si stabilisce; l’anno dopo nasce il primo figlio: Giorgio.
Di questi anni si sa poco sulla sua attività di corridore che sembra destinata a non accendersi, fino al 1920 quando partecipa, guidando una Della Ferrera 600, al Circuito di Cremona.
1921: corre in auto guidando un Ansaldo Tipo 4 acquistata grazie al padre ed allo zio. Non sembra essere ancora in grado di emergere in modo definitivo, né come pilota di auto né come centauro anche se il 1922 gli regala il titolo di campione mantovano assoluto alla guida di un’Harley-Davidson 1000 sul Circuito di Belfiore.
1923: nasce il pilota professionista Tazio Nuvolari! Partecipando a 28 corse, preferibilmente in moto e di marche diverse, fa sue 5 vittorie, le prime note..
Occorre attendere gli anni subito successivi per l’arrivo dei “risultati da copertina” che premiano gli sforzi di Tazio: è campione italiano motociclistico classe 500 (pilota la Norton 500 e la Bianchi 350) e sente il profumo della vittoria anche in auto vincendo il 1° Circuito del Golfo del Tigullio.
Pian piano si specializza, niente più auto, solo moto, e fra queste solo Bianchi 350 e le vittorie conseguite gli danno il lascia passare per guidare l’Alfa Romeo P2 da Gran Premio, vittoriosa, proprio quell’anno, del Campionato del Mondo: fa il record della giornata con un gran tempo ma sfascia la macchina e sé stesso. Sempre nel 1925, pochi giorni dopo l’incidente con l’Alfa, ottiene la vittoria assoluta del Gran Premio delle nazioni a Monza guidando con una fasciatura sagomata apposta par la guida della moto.
Negli anni successivi Tazio si riconferma campione italiano classe 350, cade, lo danno per morto, “resuscita sportivamente” e inizia a sentire sottile il fremito sussultorio delle 4 ruote.
Si sente talmente sicuro delle proprie capacità che decide di fondare, a Mantova nel 1928, una sua Scuderia. Non scherza, basti pensare che acquista 4 Bugatti da Gran Premio vendendone poi una ad Achille Varzi (che compare qui come il secondo gallo dell’unico pollaio) ed una a Cesare Pastore (pilota mantovano che anni dopo perderà la vita assecondando la “febbre” dei motori ad elica).
Nasce in quell’anno Alberto, il secondogenito, l’altro astro di una leggenda di cui Tazio voleva essere “la radice” ma che non fiorirà: una vittoria persino troppo grande per il pilota mantovano.

E’ un anno strepitoso in cui, anche senza le due ruote, riesce a vincere una gara del calibro del Gran Premio di Tripoli e diventa vice campione italiano dietro al grande Giuseppe Campari, il corpulento pilota delle Alfa Romeo fenomeno delle corse.
Dopo un anno così è lecito aspettarsi tanto dal pilota mantovano che, invece, ritroverà gli allori in veste di centauro sempre in sella alla Freccia azzurra più veloce di tutti i tempi!
1930: IV° Mille Miglia ad “occhi chiusi”: in realtà, ad essere spenti, sono i fari nella Gara che percorrendo mezza Italia unisce gli animi, le passioni del pionierismo automobilistico, dà corpo alle sfide impossibili, prova i piloti, crea nuovi idoli, forgia le macchine, sconfigge lo straniero…ecco il successo originario della Gara che continuerà, sino al 1957, ad esprimere i massimi assi del volante.
Nuvolari/Guidotti la vincono a tempo di record su Alfa 6C 1750 battendo Varzi.
Tazio spopola anche all’estero dove vince a Belfast il Tourist Trophy; il suo nome circola sempre con maggior velocità e rispetto: vince tanto ed incomincia, a malincuore (anche se domina il Lario) a dimenticare gli amici motociclisti. Scrivono un libro su di lui…e chissà quanti altri!
Nel 1931, sfidando un aereo sulla pista del Littorio a Roma, diventa il simbolo dell’Alfa: in realtà perde e meglio di lui riuscirà Taruffi in sella alla Gilera ma di questo ben pochi hanno memoria. In seguito si aggiudica Targa Florio, GP Italia (quest’ultima insieme a Campari).
Nel dorato 1932 bissa la vittoria alla Targa ed a Monza, si aggiudica il GP di Monaco quello di Francia, la Coppa Ciano, la Coppa Acerbo ed il Circuito di Avellino: è Campione italiano assoluto. I potenti lo eleggono a simbolo della velocità e gli regalano una tartaruga d’oro che lo seguirà fedele sino alla fine.
Lo starter dà il via, inizia il 1933: alla soglia dei 40 anni Tazio, pilota Alfa Romeo, domina la sua seconda 1000 Miglia, il Gran Premio di Tunisi, l’Eifelrennen, la 24 ore di Le Mans solo per ricordare i più blasonati; poi “divorzia”da Enzo Ferrari, padre-padrone della omonima Scuderia, che ha in gestione l’attività sportiva dell’Alfa e si mette in proprio. Tradisce Ferrari per una Maserati privata: scandalo!
Scrive De Agostini nel suo “Anime e motori”: “Una macchina, un pilota, un meccanico”, ecco l’essenza della vittoria!
La Maserati, affidata all’estro geniale di Decimo Compagnoni, vola letteralmente sulle pagine più leggendarie di una vicenda dai colori eroici e sbalorditivi: li sente i motori Decimo, li sente eccome, all’unisono con Tazio; battono spesso l’Alfa dimostrando di esserle indispensabili per vincere. Ferrari digrigna i denti.
Tazio, sempre dissidente da Modena, coglie l’anno seguente nella veloce cittadina romagnola, la vittoria beffando Ferrari in casa propria!

E’ un anno di transizione caratterizzato da un bruttissimo incidente ad Alessandria, sul Circuito Bordino: la macchina sbanda sul bagnato, si impenna, cade capovolta e lo sbalza sull’asfalto della pista dove sopraggiunge Varzi che per poco non lo travolge: tuoni e saette contro tutti gli alfisti e poi, come accennato, la beffa di Modena.
Iniziano tempi bui per gli italiani che sono costretti a cedere sempre più spesso il gradino più alto del podio ai piloti Mercedes ed Auto Union: entrambe le frecce d’argento sassoni, si impongono grazie ad una tecnologia avanzatissima in grado di ridicolizzare tutti gli altri. Il campo di gara, sino al termine della seconda guerra mondiale, sarà colonia tedesca.
Nel 1935 fioccano record di velocità da tutte le parti: Rosemeyer e Stuck per la Casa dei quattro anelli e Caracciola per la stella a tre punte. Nell’urlo lacerante che si tramuta in sibilo si ricercano, ad oltre 320 Km/h, il primato tedesco e la gloria perenne. In questa sorta di ritorno al primato, tipico degli esordi dell’automobilismo, si inserisce anche il nostro campione che, domando un drago d’acciaio quale è l’Alfa Bimotore a 16 cilindri, riuscirà a far propri due primati mondiali sul tratto Firenze-Mare raggiungendo i 336,252 Km/h.
Nuvolari infatti si è riavvicinato all’ovile di Ferrari e vince per lui il GP di Pau alla guida della P3. Forse, senza badarci troppo, vi sarà parso di sentire una lieve melodia frammista al noto sibilo delle argentee vetture germaniche: ebbene è un suono incalzate, dirompente…è giunta l’ora.
28 luglio 1935: è la Corsa, è il Nürburgring. E’ il palcoscenico dei Maestri della guida impossibile, l’Università dello spasimo, prima per Nuvolari, poi per Fangio (1957). E’ lunga e tortuosa quanto l’intera vita di un pilota, è veloce quanto le sue speranze: i rettilinei, le curve, i salti, sono la rappresentazione della gioia, dello sconforto e del coraggio che ogni persona vive nel corso della propria esistenza. Tazio assalta la pista con la decisione di chi è disposto a perder tutto tranne sé stesso, percotendo, devastando il limite meccanico dell’Alfa P3. Lei è perfetta e moltiplica l’energia di Tazio all’infinito che le viene richiesto; lo Jaeger che conta i giri del motore pare impazzito di gioia, il compressore butta l’anima nella lotta, il cambio adegua il motore e la trasmissione agli ordini del suo generale.
Tazio batte il ritmo: l’Alfa lo imprime nell’asfalto! Nivola giunge ad “amare” le curve interpretandole nella purezza della loro essenzialità, dipingendole in un arazzo verso il quale nessuno, ancor oggi, non può che meravigliarsi. Recupera secondi su secondi avvicinandosi alla furia esplodente dei motori tedeschi che lo precedono. E’ costretto ad una sosta ai box dove perde 40 secondi: un’infinità in una gara come questa! I gerarchi tedeschi e 400.000 persone sorridono compiaciuti delle propria supremazia! Ma “i conti si chiudono a fine giornata” e Nuvolari lo sa bene, per questo accetta di farsi interprete di un Sogno meraviglioso: la vittoria! Recupera il divario lacerando secondi preziosi uno dopo l’altro. Le Mercedes-Benz non reggono e l’ultima si spacca sotto la sua pressione! Tutti attendono nuvole grigie sull’asfalto nero del traguardo…vvvvuum, sarà un lampo rosso, rossissimo, furente come il cuore del suo inimitato interprete. Musica, Maestro!
A fine anno, dopo altre pregevoli affermazioni, sarà Campione italiano assoluto.

I tempi si fanno sempre più bui e all’Alfa Romeo, messa in pensione la P3, non hanno un’alternativa per combattere ad armi pari: troppo il divario tecnico e le disponibilità economiche a disposizione dalle squadre del Führer. Il cuore rosso dell’Alfa contro il ghiaccio-argenteo di Mercedes ed Auto Union. Solo Tazio può, ed a volte riesce, a ripetere il “Nürburgring” ma che fatica! E poi si sa che un pilota, quando è abituato a vincere, desidera una macchina al suo livello; non abbandonerà l’Alfa sino al 1938: gli italiani capiranno e lo perdoneranno (cosa che non avviene per il grande Achille Varzi). A Tazio si perdona tutto! Questa è la tremenda regola che vige spontanea nel pubblico dei tifosi.
Cronaca del 1936: GP di Tripoli: corre con la schiena “scheggiata” da un bruttissimo incidente, arriva 8° col coltello fra i denti. Vittoria a Barcellona, Budapest, Milano, Livorno, Modena. 2° posto nell’Eifelrennen (ricordato perché nella nebbia guida a memoria), a Monza. Infine vittoria a stelle e strisce nella Coppa Vanderbilt: novello Colombo “conquista” gli americani (12 minuti sul secondo arrivato). Punto e a capo!
Il 1937 è segnato dal dolore: perde il primo figlio, Giorgio, il suo “erede” predestinato da una grande passione, ma non dal destino, a ripetere le gesta del padre corridore. Viene a conoscenza della tragica notizia mentre, imbarcato, sta raggiungendo l’America per correre la Coppa Vanderbilt, una corsa che doveva portare una sorriso al figlio malato. La gara inizia male e Tazio è costretto, ancora una volta a confrontarsi col suo nemico terribile: il fuoco. Salta in piedi sul sediolo dell’Alfa e la dirige, in fiamme, in una zona sicura, si butta fuori e riparte con la macchina di Nino Farina concludendo al 5° posto, vince il suo grande amico Rosemeyer.
La scarsa competitività, gli incidenti, infine il fuoco (ancora una volta a Pau nel 1938 sull’Alfa 308): ora basta!
Il passaggio del testimone alla guida della Auto Union avviene purtroppo nel peggiore dei modi: muore in un tentativo di record a oltre 450 km/h l’amico Rosemeyer. Dopo Pau si “ritira” dall’Alfa e si ripresenta in campo, il 24 luglio, per il GP di Germania: arriva 4°.
Gran Premio di Monza 1938: ricordando questa gara occorre togliersi ancora una volta il cappello perché il maestro ritorna in cattedra e dimostra con una gara capolavoro che deve ancora nascere il pilota capace di rifilarlo dietro le quinte. E’ la gara della sua personale rivalsa verso chi antepone l’età alla capacità dei sogni. In prova ottiene il terzo tempo dietro alle Mercedes dominatrici della stagione ma dopo pochi giri di gara è avanti al plotone (ormai decimato dal ritmo impartito alla gara) di tutte le argentee vetture tedesche. Ai box Nivola riesce a conservare il vantaggio, Lang (forte pilota della stella a tre punte) è costretto al naufragio. Vince Tazio, vince il suo istinto meccanico.
Belgrado 1939: potrebbe benissimo essere il nome di un film di guerra, in realtà rappresenta l’ultimo gran premio d’anteguerra; lo vince Nuvolari ed è significativo perché sino a questo momento Tazio ha sempre guidato per professione, dopo il 1945 guiderà per sentirsi vivo. In alcune gare degli ultimi “anni da corsa” si può intuire la straordinaria carica con cui reagisce ai dolori della vita: sempre alzando la testa! Nelle ultime due 1000 Miglia cui partecipa scrive gli ultimi capitoli di un’avventura straordinaria. La biografia del sogno che ha inseguito per tutta la vita è scritta tutta nelle sue gare! Chi può impedire oltre il suono della melodia? Nessuno tranne la II° Guerra, tragedia globale, che blocca gli uomini inchiodandoli alla loro miseria. Lui tenta di correre sino al giorno prima dello scoppio e si dichiara pronto a riaccendere il motore dal giorno stesso dell’armistizio. Nel frattempo impara a volare come se non gli fosse sufficiente nuvolare sulle piste da corsa.
Finiscono anche gli orrori e sembrano passati 50 anni dal 1940; il mondo si risveglia con la volontà di rinnovarsi: cambierà la mentalità in termini politici, economici, sociali e lentamente si riparte. Tazio appartiene ad un tempo che non è riuscito a farlo dimenticare, meritandosi di diritto il ruolo di ambasciatore universale della velocità. Tazio non è solo un grande campione, Tazio diventa l’espressione stessa della velocità ardente.

Restano soli Tazio e Carolina: muore infatti anche il suo figlio, Alberto. E’ il 1946 e l’ennesima disgrazia afferra il suo maglione giallo; non gli resta che correre. Riconquista, nella sua prima gara del dopoguerra a Marsiglia, il giro veloce ed il cuore dei tifosi. Poi a Torino, in settembre, disputa la Coppa Brezzi, arriva la “vittoria” ricordata per la guida senza volante: in realtà arriverà 13°ma incanta il suo pubblico con un gesto scolpito nella leggenda dell’automobilismo. Vince ancora e per l’ultima volta all’estero, al GP di Albi.
Tra il 1946 ed il 1948 organizza una gara a Mantova in ricordo ai figli scomparsi: merita di essere ricordata perché la sua città natale risponde entusiasta all’invito dimostrandogli tutto il proprio affetto.
L’anno successivo conquista il secondo posto assoluto alla 1000 Miglia a bordo di una Cisitalia 202 spider: non molla mai! La sua profonda determinazione supera i problemi di salute e le avversità meteo, nemmeno un nubifragio lo blocca.
E’ immaginabile oggi un pilota così completo che possa anche solo pensare di rivaleggiare con Tazio Nuvolari? Dai Gran Premi internazionali alle gare “provinciali”, dai record alle 1000 Miglia, dalle corse di durata a quelle sugli ovali: non esisteva in lui una specializzazione perché la velocità, ovunque risiedesse, andava scovata, ammaestrata, imprimendole il marchio di sogno che, vissuto da giovanissimo, non smette di vivere.
E’ giunto il 1948: Nuvolari ha 56 anni, di cui quasi 30 agonistici, un primato appannaggio di pochi grandi tra cui vorrei ricordare Arturo Merzario il cow boy brianzolo che negli anni ’70 riporta l’Alfa Romeo in cima al mondo delle competizioni sport.
La salute incomincia a fare le bizze, gli accordi iniziano a saltare, qualcosa si incrina ma non basta perché è lanciato all’assalto della 1000 Miglia! La sua ultima 1000 Miglia è l’eredità più bella che lascia ai giovani piloti ed ai suoi tifosi: già alla partenza confida alla cugina, sig.ra Milada, che “li brucerà tutti”; una volta accesa la macchina il cuore torna a battere all’unisono col motore, perfettamente sincronizzati col sogno di vittoria. Dopo ¾ della gara rifila mezz’ora di distacco al secondo: niente male considerando che non si è allenato, che non conosce la macchina se non dalla partenza ecc, ecc. La Ferrari non resiste alla foga del suo impeto e dissemina i brandelli della carrozzeria e le ansie dei tifosi in giro per l’Italia. A Roma era arrivato senza cofano. A Reggio nell’Emilia è costretto al ritiro.
E’ l’ultima stagione agonistica: i titoli di coda iniziano a scorrere il 10 aprile 1950 dalla Sicilia, alla corsa in salita al Monte Pellegrino ottiene la vittoria nella categoria 1100. Il leone, domato nel fisico, si appresta a superare anche sé stesso proponendosi in una nuova “giovinezza sportiva” alla bella età di 58 anni: in ciò è pienamente comprensibile visto che per tutta la vita ha sognato di vivere nel sogno della velocità. C’è una nuova macchina da Gran Premio destinata appositamente per lui da Torino (Cisitalia-Abarth ricca di tecnologia e di ambizioni) e c’è l’uomo. Punto e stop! Come è sempre successo.
Questa volta lo specchio del suo trionfale ritorno sulle scene, si rompe e per sempre.
Le vie del cielo vedono Tazio in corsa: è l’11 agosto 1953.

Alessandro Risi

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